La partecipazione all’udienza non è un adempimento secondario, ma rappresenta uno dei cardini fondamentali dell’attività difensiva. La presenza dell’avvocato garantisce al cliente di essere tutelato in modo effettivo e assicura al processo il suo corretto svolgimento. Per questo motivo il Codice Deontologico Forense disciplina in modo preciso i doveri del legale, sanzionando i comportamenti scorretti. Ora andremo ad approfondire a quali aspetti bisognerà prestare particolare attenzione, sopratutto a chi si approccia a questa nuova professione, contraddistinta da molteplici responsabilità, tra cui quella di cui andremo a parlare.

Ogni avvocato ha l’obbligo di presentarsi alle udienze fissate nei procedimenti di cui è difensore di una delle parti che assiste. Non si tratta di una semplice facoltà, bensì di un obbligo giuridico e disciplinare. L’assenza è consentita soltanto in caso di legittimo impedimento, che deve essere documentato per iscritto, oppure mediante regolare sostituzione con un collega.
Questo significa che l’avvocato, se impossibilitato a comparire, non può limitarsi a non presentarsi: deve organizzarsi, avvisare il cliente e il giudice ed eventualmente incaricare un sostituto processuale. La sostituzione, infatti, non è un atto di cortesia, ma uno strumento previsto per salvaguardare i diritti della parte assistita e il corretto svolgimento del processo.
L'orientamento del Consiglio Nazionale Forense (CNF)
Il Consiglio Nazionale Forense (CNF) ha più volte ribadito che la mancata presenza in udienza senza giustificazione costituisce un comportamento illecito, anche qualora non ne derivino danni immediati per il cliente o rallentamenti nel processo.
La ragione è semplice: l’avvocato che omette di comparire dimostra comunque negligenza professionale e mancanza di rispetto verso il mandato ricevuto. L’avvocato, infatti, non rappresenta solo se stesso, ma l’intera categoria forense, e il suo comportamento ha un riflesso diretto sull’immagine della professione e sulla fiducia che i cittadini ripongono nell’avvocatura.
Le conseguenze disciplinari
L’assenza ingiustificata integra un vero e proprio illecito disciplinare. Le conseguenze possono essere di diversa gravità, a seconda della frequenza e della gravità della condotta.
Si va dal semplice richiamo scritto, che rappresenta una forma di ammonimento formale, fino alla sospensione dall’esercizio della professione, nei casi più gravi o di reiterazione. La sospensione comporta l’impossibilità per l’avvocato di esercitare, con evidenti riflessi negativi sia sul piano professionale che reputazionale.
Queste sanzioni non hanno solo finalità punitive, ma svolgono anche una funzione preventiva e di tutela: da un lato proteggono l’assistito, dall’altro salvaguardano l’autorevolezza della professione forense.
Perchè la presenza in udienza è così importante?
Spesso si tende a sottovalutare la rilevanza della presenza fisica in udienza, ritenendola un atto meramente formale. In realtà, è proprio in udienza che si concretizza l’attività difensiva: si discutono le questioni, si depositano memorie, si interloquisce con il giudice, si raccolgono elementi essenziali per la causa.
Un’assenza non giustificata non compromette soltanto il singolo procedimento, ma mina il rapporto fiduciario con il cliente, il quale deve poter confidare nella costante disponibilità e presenza del proprio difensore. Inoltre, l’assenza ingiustificata riduce la credibilità dell’avvocato agli occhi del giudice e delle controparti, svilendo l’intero ruolo della difesa.







